Volare è il sogno di tutti
- Volo Sportivo
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Volare è il sogno di tutti, chi non ha mai sognato di librarsi nel cielo, io ho realizzato il mio desiderio più grande, ho volato con un vero jet a 4000 metri sopra le Alpi della Valle d’Aosta toccando gli 800 km orari, ecco il mio racconto.
La storia parte da lontano, nel 1986 come molti miei coetanei appassionati di volo andai al cinema per vedere il film Top Gun con Tom Cruise, ne fui affascinato tanto che lo vidi due volte nel giro di qualche mese, mi rimasero davvero impresse nella memoria le scene spettacolari di quegli aerei in azione, nessun film mi aveva lasciato un segno così profondo.
Quando nel 2021 seppi dell’imminente uscita del secondo film, fremevo dalla voglia di entrare in un cinema e godere ancora di quei momenti magici sul grande schermo, le nuove tecnologie cinematografiche mi avrebbero certamente amplificato le sensazioni. Finalmente uscì nelle sale e quello che mi aspettavo successe davvero, al termine della proiezione uscii con una carica e un entusiasmo ancora più grande, quando seppi che quest’opera incredibile era disponibile anche per la televisione mi affrettai ad acquistarla, così avrei potuto vedere Tom Cruise e compagni in azione ogni volta che ne avrei avuto il desiderio.
Le immagini di quelle meravigliose macchine volanti mi fanno sentire brividi ogni volta, iniziò a balenarmi nella testa un’idea che tutti i miei amici e parenti giudicarono folle, volevo salire su un jet a qualsiasi costo.
Iniziai a cercare la maniera per realizzare il mio sogno consapevole che sarebbe stato difficile e certamente costoso, qualche risparmio da investire in qualche follia fuori programma l’avevo già messo da parte, sapevo che alla fine avrei trovato il modo di spendere qualche extra in una stravagante avventura, ancora non l’avevo trovata ma ora che la lampadina si era accesa, dovevo andare fino in fondo, non sono più un ragazzino pertanto non voglio più aspettare.
Mi sono messo al computer e grazie a internet mi sono imbattuto in un sito che sembrava proprio la porta che mi avrebbe fatto accedere ai piani alti dell’emozione più ambita, si tratta di regalistraordinari.it che già nel titolo recita quello che ti potrai aspettare, un regalo straordinario!
Tra le varie interessanti proposte ne spiccava una in particolare che mi fece saltare sulla sedia, un sito proponeva il volo a bordo di un jet L39 Albatros, non ci potevo credere, uno di quegli aerei che si vedevano nel film Top Gun, un addestratore tra i migliori al mondo era lì di base in Valle d’Aosta, sarei potuto salire a bordo come passeggero e finalmente provare le stesse sensazioni che Tom Cruise viveva nel suo film, il mio sogno era a portata di mano, avrei volato sul serio.
Certo il costo non è propriamente basso ma accidenti si vive una volta sola e se dovessi calcolare quanti denari, ho speso in cose inutili a quest’ora me lo sarei quasi comprato un jet o poco ci mancava.
Ho letto più volte la scheda sul sito, guardato le foto e i video, ancora incredulo presi il telefono e chiamai lo staff di Regali Straordinari per capire se stavo davvero per vivere l’avventura più entusiasmante della mia vita. Mi rispose subito Luigi che con molto entusiasmo mi raccontò dettagliatamente tutto quanto, già avevo letto e visto nei video, non potevo credere alle mie orecchie, sarei finalmente riuscito a decollare e a superare i miei limiti, l’adrenalina già scorreva nelle mie vene e negli occhi vedevo le immagini dei film, mancava solo la bionda attrice ad aspettarmi sulla pista, vabbè quello è altra storia, per ora mi “accontenterò” dell’Albatros a tutta velocità.
Appena riagganciato il telefono, subito acquistai il buono che mi arrivò il giorno successivo, giusto il tempo di stamparlo che volli prenotare il volo, non c’era tempo da perdere. Chiamai e parlai con André Claude che con estrema disponibilità e professionalità mi trovò un posto dopo quindici giorni, furono le giornate più lunghe, l’attesa mi teneva sveglio la notte, riguardai il DVD di Top Gun consapevole che la prossima volta sarei stato io il protagonista del video in volo, chiamatemi Maverick!
Arrivò il giorno tanto atteso, stranamente riuscii a dormire, partii per la Valle d’Aosta il mattino presto per giungere presso l’aeroporto alle 10 del mattino, purtroppo al mio arrivo una fitta nuvolosità copriva ogni cosa, la visibilità era di qualche decina di metri, nei giorni precedenti una copiosa nevicata aveva coperto la pista, faceva molto freddo, c’era ghiaccio ovunque, era normale per essere dicembre ma cominciavo a temere il rinvio del volo.
Incontrai André Claude che mi fece conoscere Massimiliano (Max) il pilota del jet, entrambi molto cordiali, accoglienti e soprattutto ottimisti sullo sviluppo meteo della giornata, io ero incredulo e quasi pregavo che il sole sconfiggesse lo strato di nuvole, mi fecero vedere le webcam in giro per la Valle, tutto il cielo era azzurro ma da noi freddo e grigio, ero quasi alle lacrime.
I due piloti mi accompagnarono nell’aula per fare il briefing pre-volo, “ce la prendiamo con calma” dissero, “facciamo tutto per bene e vedrai che entro le tredici potremo decollare”, intanto vedevo i mezzi spazzaneve che pulivano la pista, c’era davvero dell’ottimismo in aria oltre alle nuvole, bene la speranza cominciava a farsi strada dentro di me.
Seduti in aula avevo davanti Max che iniziò a spiegarmi cosa sarebbe successo e come avrei dovuto comportarmi nelle varie fasi del volo anche in caso di emergenza, nulla è lasciato al caso, le istruzioni erano davvero chiarissime, lui aveva un modo di spiegare che faceva sembrare tutto molto semplice, la professionalità si poteva toccare con mano e quando mi disse che avrei potuto anche fare qualche manovra mi sentii mancare, avrei avuto tra le mani un vero jet, l’emozione era al massimo.
Da un lato avevo André Claude che con il sorriso trasudava passione e sicurezza, mi raccontò dell’avventura incredibile che li aveva portati a intraprendere quest’attività unica in Italia e tra i pochi al mondo, due “folli” ai quali sarò grato per sempre. Nel frattempo arrivò anche Luigi di Regali Straordinari, anche lui entusiasta per il volo, ex paracadutista e ora pilota di parapendio biposto, uno con il volo nel DNA.
Rimanemmo un’ora abbondante a parlare del volo e di vari aneddoti, Max mi ha dato una sicurezza incredibile con una carica positiva pazzesca, era giunto il momento di conoscere da vicino il jet L39, uscimmo dalla sala e ci recammo presso l’hangar, la nebbia era un po’ meno fitta per fortuna.
Arrivammo di fronte alle porte dell’hangar e quando le aprirono, lo vidi per la prima volta dal vero, era lì di fronte a me in tutto il suo splendore il mitico Albatros, alto, slanciato, lucido che sembrava nuovo, impressionante, ho iniziato a toccarlo, io ero lì pronto a salire a bordo, dopo aver ascoltato le ultime nozioni da parte di Max successe l’incredibile, il sole stava bucando le nuvole che lasciavano intravedere le cime innevate delle montagne di fronte all’aeroporto.
André Claude mi disse “è ora di indossare la tuta di volo, mancano trenta minuti al decollo”, l’emozione stava per farmi svenire, ora che indossavo l’abbigliamento tecnico, sembravo davvero Maverick Tom Cruise o quasi.
Il personale addetto arrivò e trainò il gioiello fuori all’aperto per fare rifornimento e prepararlo al volo, visto al sole, era ancora più bello e la neve lo illuminava, ero nel mezzo del mio sogno ma questa volta ero lì di persona sveglio e pronto.
Mi fecero salire a bordo, era molto freddo ma io stavo sudando, ecco che André Claude mi da il casco bianco da indossare e mi stringe le cinture, ora sono bene ancorato al sedile, davanti a me vedo la strumentazione completa, l’addestratore ha dietro le stesse apparecchiature del pilota perché gli allievi in volo devono eseguire le manovre che l’istruttore davanti gli farà fare pertanto non deve mancare nulla.
Max si sistemò al suo posto e chiuse il tettuccio, eravamo solo io e lui, provammo l’interfono per parlare con lui e potevo ascoltare anche le conversazioni con la torre.
Lui iniziò a fare tutti i controlli pre-volo seguendo la lista che ogni pilota ha del suo velivolo, nel frattempo, i tecnici di terra una volta finito di caricare il carburante collegavano il cavo elettrico per avviare il motore, al segnale di Max la potente turbina iniziò a girare, una musica per le mie orecchie, peccato che si senta poco grazie al casco, mi dispiace anche di non poter assaporare il profumo del Kerosene che adoro, mi rifarò dopo l’atterraggio.
Ecco che i tecnici scollegarono il cavo e al loro segnale Max cominciò a muovere il velivolo in direzione testata pista, quasi quasi mi venne da darmi dei pizzicotti sulle braccia per capire se ero davvero io in quel momento, mi gustai il lento rullaggio fino alla testata 09 che sarà la nostra pista per decollare come mi disse Max durante il briefing.
Ci siamo, il velivolo era allineato, vidi la pista, sentii il motore che saliva di giri, Max stava facendo gli ultimi test prima del decollo, mi chiese se fossi pronto, ovviamente non aspettavo altro che questa domanda, il motore salì al massimo della potenza, lui rilasciò i freni e le ruote iniziarono a girare, sentii una forte accelerazione mai provata prima, credo di aver smesso di respirare per tutta la durata della corsa, ecco che il muso del velivolo iniziò a sollevarsi e subito anche le ruote dietro, eravamo finalmente in volo puntando il naso verso il cielo divenuto, ormai completamente azzurro.
Per prima cosa sentii il rumore dei carrelli che rientravano e vidi il profilo alare che si trasformava, stavamo accelerando ancora e prendendo quota velocemente, il paesaggio scorreva sotto di noi ma la mia visione sembrava rallentata come in un film, pazzesco ero in volo su un jet, ora dovevo godermi ogni istante dei trenta minuti previsti.
Prima tappa del programma il sorvolo del Cervino. Dopo aver fatto quota in centro della valle ecco che Max virò a sinistra, mi spiegò che stavamo entrando nella Valtournenche al fondo della quale avremmo incontrato quella che i valdostani chiamano “la Gran Becca”. Iniziai a vederlo in lontananza ma ecco che in pochi minuti fummo al cospetto della meravigliosa piramide di roccia che grazie alle nevicate dei giorni precedenti era bianca e con lo sfondo del cielo azzurro con qualche nuvola intorno dava di se uno spettacolo unico al mondo, Max mi comunicò che stavamo volando a 4600 mt a circa 700 km orari, la mia fu una sensazione di ammirazione mista a profonda emozione, paura pari a zero, stavo memorizzando ogni secondo, anche se so che poi avrò il video di tutto il volo grazie alle videocamere piazzate sul velivolo.
Ecco la prima sorpresa, il grande Max mise sottosopra l’aeroplano e mi fece fare un pezzo in volo rovescio per poi uscire dal tonneau, una cosa al limite dell’incredibile trovarmi a testa in giù e vedere sotto di me il Cervino.
Proseguimmo a tutta velocità sul ghiacciaio in direzione ovest, a un certo punto virò a sinistra e si abbassò dentro una valle dicendomi che avremo sorvolato la Becca d’Aver che io non conoscevo, mi chiede se andasse tutto bene, io risposi affermativamente ed ecco che tirò il muso verso l’alto dicendomi che stavamo supportando 4 G positivi, in effetti, lo stomaco stava dirigendosi verso il mio basso ventre e la testa era diventata molto pesante, stavo provando le medesime sensazioni dei veri Top Gun ma, non feci in tempo a rendermene conto che mi ritrovai nuovamente a testa in giù con Max che ridacchiava, si stava divertendo ed io con lui.
Eccoci di nuovo in quota, dopo aver sorvolato altre valli laterali mi disse che avremmo puntato dritto verso il Monte Bianco, non vedevo l’ora di arrivare, in effetti, a quella velocità e a quella quota in meno di dieci minuti era in vista davanti a noi in tutto il suo splendore, ero faccia a faccia con la cima più alta d’Europa, tra alcuni minuti l’avremmo sorvolata a quasi 5000 metri di quota, stavo vivendo in un film ma era la realtà.
In avvicinamento e per non perdere le buone abitudini ecco che Max mi regala un bel tonneau lento, devo dire che ci stavo prendendo gusto quindi ne chiesi un altro e fui subito accontentato, intanto la cima del Monte Bianco era ormai a pochi metri, ci passammo sopra, rimasi senza fiato, aveva appena nevicato e il bianco abbagliava la vista grazie ad uno splendido sole e qualche nuvola che faceva da cornice.
Virata a sinistra, altro tonneau completo e puntammo il ghiacciaio del Ruitor che raggiungemmo in alcuni minuti un po’ dritti e un po’ in volo rovescio, lo sorvolammo a bassa quota per poi puntare il centro della Valle e qui, con estrema sorpresa Max, mi disse che avrei potuto prendere in mano la cloche e fare qualche manovra con la sua preziosa guida. Incredibile ora ero io a pilotare, non ci potevo credere ma era così, con la mano tremante spinsi la cloche a sinistra e tirai leggermente verso di me, pochi centimetri di corsa e il “mio L39” virava con decisione, stessa cosa dalla parte opposta, poi una volta livellato provai a salire e a scendere, era incredibile come fosse sensibile, bastavano pochi movimenti e lui rispondeva alla perfezione, fantastico!
Dopo essermi dilettato come pilota Max riprese il controllo del velivolo e mi spiegò che stavamo puntando dritti verso la pista passando sulla città di Aosta per eseguire un passaggio basso a tutta velocità. Ecco che la vedo in lontananza, perdevamo quota sulla città per poi arrivare davvero bassi sulla testata 09 dalla quale eravamo decollati, adesso si vedeva che eravamo davvero velocissimi.
Fatto il passaggio sulla lingua di asfalto seguì la richiamata che ci caricava nuovamente di 4 G positivi, al culmine della risalita ecco l’ultimo tonneau lento e la virata a sinistra che ci avrebbe portato in atterraggio.
Nel frattempo il vento a terra era cambiato e Max mi disse che saremmo atterrati sulla pista ventisette, al contrario del decollo, l’avvicinamento fu preciso, rallentammo parecchio, vidi nuovamente cambiare il profilo delle ali e sentii le ruote uscire, stavamo per toccare terra dopo un sogno durato trenta minuti ma che mi erano sembrati infiniti.
Dolcemente Max sollevò leggermente il muso dell’aeroplano e sentii le ruote che toccavano l’asfalto con il tipico fischio che si sente nei video, abbassò il muso, la velocità era ancora notevole ma iniziai a sentire il petto spingere sulle cinture per effetto della frenata decisa, eravamo a terra.
A metà della pista Max curvò a destra per raggiungere il piazzale di parcheggio, lo specialista di terra ci indicò, dove fermarci, dopo la frenata di fronte all’hangar si sentì il motore che si spegneva, missione compiuta, ero lì fermo, incredulo e ancora sognante.
Max aprì il tettuccio ed ecco apparire il viso sorridente di André Claude che mi toglieva il casco e mi chiedeva com’era andata, io credo di aver avuto un sorriso da un orecchio all’altro e prima di rispondere “tutto bene” mi ci volle qualche secondo per rendermi conto effettivamente cosa avevo vissuto.
Sganciate le cinture con le gambe tremanti scesi dal velivolo non prima di averlo accarezzato, eravamo diventati amici ma questo lo pensai senza dirlo ad alta voce, la temperatura era davvero bassa ma io continuavo ad avere molto caldo, l’adrenalina fa questo effetto benefico.
Era tempo delle strette di mano e delle foto di rito, stavo già pensando a un secondo volo, sarò un bravo risparmiatore perché voglio tornare di nuovo dentro quell’abitacolo, prima o poi ci riuscirò.
Dopo gli abbracci e i saluti ringraziai lo staff, Massimiliano il grande pilota, André Claude per il supporto e Luigi di Regali Straordinari che mi ha permesso di realizzare questo sogno incredibile.
Il viaggio di rientro in auto l’ho fatto quasi automaticamente perché negli occhi avevo le immagini del volo intero. Dopo quindici giorni ricevetti il video sapientemente montato, non feci altro che guardarlo più volte un po’ da solo e un po’ con la mia famiglia alla quale ho raccontato tutto solo a cose fatte, i loro sguardi increduli mi hanno ripagato ulteriormente, sembravo un eroe ai loro occhi.
Spero di aver trasmesso le mie emozioni con questo racconto un po’ lungo, guardate video e foto sul sito così capirete quello che sono state le mie emozioni che magari un giorno potranno diventare le vostre.